NOOMACHIA
NOOMACHIA
La guerra nella sua forma più alta si combatte sul piano del nous, l’intelletto. Lo scontro tra civiltà è uno scontro tra ideologie.
Il passaggio da un’epoca storica ad un’altra è sempre caratterizzato da una serie di trasformazioni profondamente radicate non solo nelle strutture sociali e culturali, ma anche nei modi in cui pensiamo e viviamo il nostro quotidiano. Donato Mancuso, nel suo scritto, ricorda come le conflittualità umane siano solo un riflesso sbiadito di battaglie più elevate e astratte che si svolgono su piani intellettuali e trascendentali.
L’idea di “guerra” di Eraclito come padre di ogni cosa, reinterpretata da Aleksandr Dugin, viene così applicata non solo alle contese fisiche, ma anche a quelle idee e paradigmi che modellano il nostro universo mentale. Siamo testimoni, secondo Mancuso, di un mutamento epocale: il termine della Modernità e l’alba della Postmodernità.
Questo nuovo paradigma postmoderno è caratterizzato da una fluidità incessante e da una continua dissoluzione di ogni stabilità precedente. Contrariamente alla Modernità — con il suo amore per la razionalità, il materialismo e il progresso lineare — la Postmodernità abbraccia l’incertezza e la transitorietà. Le certezze granitiche del passato sbiadiscono, i confini si sfumano, e le identità tradizionali vengono continuamente re-inventate in un mondo in perpetua trasformazione.
L’immagine dell’Uovo del Mondo di René Guénon che si apre dal basso evoca l’idea di una rigenerazione che parte dalla dissoluzione delle strutture esistenti. Questo processo potrebbe sembrare disorientante, persino caotico, ma può anche essere visto come una fase necessaria di evoluzione e adattamento a nuovi tempi e contesti.
Secondo il Professor Aleksandr Dugin, il liberalismo ha raggiunto un punto in cui, dopo aver sacrificato le strutture della Tradizione in nome dell’individuo e aver sconfitto le ideologie antiliberali, è divenuto un totalitarismo post-liberale. Quest’ultimo cerca di svincolare l’individuo da ogni residua identità comunitaria, fino a giungere all’abolizione dell’individualità umana stessa, creando ciò che egli chiama il “post-uomo”.
Il post-liberalismo, secondo questa visione, minaccia di trasformare il mondo in un’immensa monotonia e uniformità, distruggendo tutte le identità che rendono unici i popoli e le culture. Dugin vede nella Postmodernità l’oblio finale dell’Essere e propone un cambiamento radicale: un passaggio oltre le vecchie ideologie politiche ormai fallite, verso una “Quarta Teoria Politica”.
Questa nuova teoria politica deve fondarsi sul concetto heideggeriano del Dasein. Dugin contrappone l’alienazione della società liquida postmoderna all’esistenza autentica del Dasein, un uomo che recupera le sue radici e potenzialità originarie, e che esiste attraverso il popolo inteso come comunità organica pre-politica. In questo contesto, il Dasein esiste solo nel legame con le proprie radici comunitarie, che includono religione, cultura, lingua e tradizioni.